venerdì 16 febbraio 2018

ECCEZION FATTA!


Qui di seguito una breve mappa ragionata per orientarsi nel panorama dei libri significativi che possono diventare biblioteca di base per coloro che desiderino costruirsi e costruire lettori

LEGGERE PER DIVENTARE GRANDI
Corso di formazione per insegnanti, bibliotecari, operatori 



fascia di interesse anni 11-14+

Premessa
La seguente è una selezione molto parziale che comprende al suo interno non necessariamente i libri migliori, ma quelli che di più si prestano ad aprire un dialogo su alcuni temi-chiave interessanti per giovani lettori in crescita.



L'EROE
La sua centralità è evidente e il tema può essere articolato uscendo dai clichet commerciali

Il CATTIVO, CON O SENZA REDENZIONE
E' il perfetto contrario dell'eroe, il personaggio negativo che incarna il Male e talvolta lo combatte.


  • Il grido del lupo, Melvin Burgess, Equilibri 2017

  • Le lacrime dell'assassino, Anne-Laure Bondoux, edizioni San Paolo 2008

  •  Il nido, Kenneth Oppel, Rizzoli 2016

LA LEGGEREZZA, OVVERO SEMPLIFICARE SENZA BANALIZZARE
Spesso si discute con i genitori sull'opportunità di proporre tematiche 'difficili' ai ragazzi.
Raccontare la vita come è, quindi complicata, difficile, contraddittoria, senza sconfinare nel dramma.



IL PASSATO
Spiegare il presente, nella dimensione individuale, attraverso il passato, rivelandone l'essenza.



IL PRESENTE
Parlare dell'attualità senza retorica e senza essere didascalici è possibile.


  • Mediterraneo, Armin Greder, Orecchio Acerbo 2017

  • I fantasmi di Portopalo, Giovanni Maria Bellu, Mondadori 2007

  • Erano solo ragazzi in cammino, Dave Eggers, Mondadori 2008

L'AVVENTURA
E' un genere quasi dimenticato dagli scrittori contemporanei, ma alcuni esempi di qualità sopravvivono.



L'AMORE
Libertà dalla banalità commerciale e dallo stereotipo per ragionare intorno all'amore nelle sue varie declinazioni.



IL FANTASY E IL FANTASTICO

 
  • libro della Polvere, Philip Pullman, Salani 2017

  • The Stone, Guido Sgardoli, Piemme 2017 

  • Le avventure di Jacques Papier, Michelle Cuevas, De Agostini 2016
     
  • Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio, Timothee de Fombelle, Edizioni San Paolo 2010.


mercoledì 14 febbraio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

HOUBA!

Il nuovo nido dei Piccoli Marsù, Benjamin Chaud
Bohem press 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"I Marsupilami hanno costruito il loro nido al di sopra degli alberi, al riparo da ogni pericolo. È un nido fatto come di deve, né troppo grande, né troppo piccolo, e soprattutto molto accogliente. Un giorno una terribile tempesta si abbatte sulla foresta. Il nido va in pezzi e la famiglia Marsupilami si disperde nell'aria."


'Houbalalà' è l'esclamazione di Papà Marsù nel momento in cui afferra i suoi tre cuccioli. Con Mamma Marsù si stringono forte aspettando che il vento si plachi. Ora, senza casa, è un bel problema. Anche perché nessuno dei luoghi che nelle loro intenzioni sarebbero ottimo nuovo nido è libero: un albero è occupato dal leopardo, un altro è presidiato dagli uccelli. Anche le pietre sono di proprietà di qualcun altro, l'armadillo che prontamente li caccia. Persino tra i cactus c'è qualcuno: il porcospino. E anche l'ultima foglia appartiene alla rana. E come se non bastasse, ora anche il fiume sembra volersi mettere di traverso. I tre cuccioli, finiti in acqua, leggeri come sono, sono trascinati via dalla corrente e con loro, attaccati per la coda, sembrano intenzionati a trascinare con sé tutti gli altri animali. Dalla rana al leopardo, sono un unico groviglio che naviga inesorabilmente verso le cascate...


Potrebbe avere questo tragico finale la nuovissima serie che Benjamin Chaud ha creato per rendere omaggio a un grande fumettista e sceneggiatore degli anni Cinquanta, il belga André Franquin, padre di Gaston Lagaffe e dei notissimi Marsupilami?
No, ovviamente no.
Apparsi per la prima volta nel 1952 su Spirou queste buffe creature -sorta di marsupiale leopardato e dalla coda lunghissima, multiuso e dal nasone a palla nero e lucido e dalle orecchie da cane, che dice pervicacemente solo Houba- nel corso del tempo sono diventate anche protagoniste di diversi film d'animazione, l'ultimo dei quali ancora nel 2013.
In questa ultima rilettura fatta da Benjamin Chaud la famiglia 'abita' un nuovo formato, diverso dal fumetto. Sono entrati nell'albo illustrato e lo stanno facendo con la classe che a Benjamin Chaud va riconosciuta.
A parte questo, il suo segno si dimostra perfetto erede del tratto originale di Franquin, con lieve gusto pop.


Mentre invece, dal punto di vista del colore, la distanza si nota, non a caso lì era un fumetto e qui è un albo. Chaud non si lascia sfuggire l'occasione di giocarsi tutto lo spazio della grande doppia pagina e pure di godersi un repertorio di colori, sconosciuto negli originali. Alterna al fondo bianco, cieli tempestosi o intricati scorci di foresta che sono pura gioia per gli occhi. Abbandona invece il brulicare urbano visto nella Canzone degli orsi per scenari decisamente più lussureggianti.
Quello di Chaud, anche se focalizzato principalmente sui piccoli della famiglia Marsù, lo abbiamo già detto, è un omaggio nei confronti di André Franquin, visto che questo primo titolo in particolare si riconnette quanto meno formalmente al suo progenitore Le nid des Marsupilamis, apparso nel 1960.
Ma Chaud nella costruzione della sua storia si concede qualcosa in più.
Qualcosa che al gauchiste Franquin sarebbe di certo piaciuto.
Senza mai cadere nella didascalia, Chaud sfiora una questione tragicamente attuale e con il suo consueto tono di leggerezza mette sotto gli occhi del lettore il problema di chi è costretto a fuggire in cerca di un 'nuovo nido'. E, come avviene nella realtà, anche i Marsupilami sono respinti dai tanti No pronunciati da tutti quegli animali che comodamente abitano già la foresta. 



Il finale che volge al meglio ha una sua piccola rivincita 'interna': senza i Marsupilami tutti gli altri animali sarebbero con l'acqua alla gola. Letteralmente.
Chi vuole capire, capisca. In caso contrario, a chi non ha l'intenzione di leggere significati ulteriori al di là della storia in sé, rimane nelle mani comunque un albo molto ben fatto.

Carla

Noterella al margine. Questo primo titolo è affiancato da un secondo, La scuola dei Piccoli Marsù.

lunedì 12 febbraio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DELL'UNIVERSO E DELLA MORTE


E' arrivato da poco in libreria il nuovo romanzo di Michelle Cuevas, autrice di Le avventure di Jacques Papier. Il fantastico viaggio di Stella, pubblicato da De Agostini, esprime il tentativo di raccontare con leggerezza, nei limiti del possibile, le fasi del lutto.
La protagonista, Stella, è una ragazzina che ha perso da poco il padre, con cui condivideva, fra le tante cose che possiamo immaginare, anche la passione per la scienza, per l'astrofisica in particolare.
Un planetario personalizzato, un piccolo modellino di un mondo alieno del tutto inventato sono state alcune fra le tante esperienze condivise, che ora sembrano essere prive di senso. A un certo punto della storia, Stella decide di disfarsi di tutto quello che aveva a che fare con la vita precedente, i ricordi, gli oggetti, i legami e getta tutto quello che le passa per la mente nel ventre oscuro del nuovo stravagante amico. E' una metafora molto chiara e questo forse è il limite maggiore del libro: questo passaggio fino ai limiti della propria esistenza, all'interno di una singolarità fisica, è il viaggio che la ragazzina compie nel proprio dolore, che sembra cancellare tutto. Abbandonare i ricordi per non soffrire è uno strumento di difesa evidente. Passare attraverso questo dolore, accettandolo, è l'unico modo per tornare a vivere.
La Cuevas, con Le avventure di Jacques Paier ci aveva stupito per la leggerezza, l'ironia sottile e mai distruttiva con cui affrontava la storia un po' malinconica di un amico immaginario inconsapevole del proprio destino. Qui di certo non muta lo stile, la capacità di far sorridere pur parlando di una situazione estremamente dolorosa; così come ho trovato interessante l'uso di alcuni concetti della fisica, dal buco nero alla singolarità agli studi di Carl Sagan sulle intelligenze aliene, per dare corpo alla storia. Mi è sembrato, però, troppo artificioso il meccanismo narrativo che mescola continuamente la descrizione dello stato emotivo della protagonista con la storia fantastica del buco nero divenuto animale domestico, metafora troppo chiara anche per una lettrice o un lettore alle prime armi; il romanzo diventa in un certo senso troppo serio e nello stesso tempo troppo semplice per avere una reale presa sul lettore.
Resta in ogni caso una lettura piacevole, scorrevole, anche divertente e mai troppo pedante per ragazzine e ragazzini a partire dai dieci anni; immagino farà contenti quegli adulti che cercano nei libri risposte facili per situazioni difficili, quale può essere la perdita di una persona cara.

Eleonora

Il viaggio fantastico di Stella”, M. Cuevas, De Agostini 2018


venerdì 9 febbraio 2018

ECCEZION FATTA!

Qui di seguito una breve mappa ragionata per orientarsi nel panorama dei libri significativi che possono diventare biblioteca di base per coloro che desiderino costruirsi e costruire lettori

LA FABBRICA DEI LETTORI
Corso di formazione per insegnanti, bibliotecari, operatori 



fascia di interesse 3-10 anni

I incontro
L'educazione alla lettura in 10 mosse

V MOSSA - SAPER TROVARE LA VOCE


R. Charlip, Fortunatamente, Orecchio acerbo 2010
W. Wondriska, Tutto da me, Corraini 2010
M. J. Ferrada, Il segreto delle cose, Topipittori 2017  

VI MOSSA - SAPER SCHEDARE 

A. Browne, Gorilla, Orecchio acerbo 2017
C. Ponti, Il catalogo dei genitori, Babalibri 2009
VII MOSSA - SAPER PREPARARE LA LETTURA


E.Canetti, La lingua salvata, Adelphi 1991
Saki, Il narratore, Orecchio acerbo 2012 

VIII MOSSA - SAPER TROVARE IL LUOGO


M. Knudsen, K. Hawkes Un leone in biblioteca, Nord-Sud 2015
IX MOSSA - SAPER TROVARE IL TEMPO

A. Ricard, Anna e Froga, Baopublishing 2017 
F. Nilsson, L'isola dei bambini rapiti, Feltrinelli Kids 2017 

X  MOSSA - SAPER TROVARE UN DIALOGO

T. Tellegen, M. Post,  Lettere dal bosco, Donzelli 2007

**** 
Una mattina il vento recapitò una lettera allo scoiattolo
Incuriosito, lo scoiattolo l'aprì e la lesse:

Lista dei desideri
Un granello di zucchero.
Non bussate alla porta. Non ballate.
Non cantate. Non festeggiate.
E non fate nemmeno visite inaspettate.
Posate il granello di zucchero e ripartite subito.
Non portate niente di più e neppure niente di diverso.
Non gridate: "Auguri pappataci".
Non aspettate di sentire: "Grazie".
Non fate sorprese.
Non mettetevi dietro un albero a spiare
se per caso esco fuori.
Non arrabbiatevi.
Il pappataci.

È chiaro, penso lo scoiattolo dopo aver letto la lista. Prese un granello di zucchero e s'incammminò.
Vide arrivare animali da ogni parte.
"Dove andate?" domandò.
"Dal pappataci" risposero "e tu?"
"Anch'io".
Giunti nei pressi della casa del pappataci cominciarono ad affrettare il passo. Passarono il loro granello di zucchero e corsero via.
Nessuno si mise a spiare da dietro un albero né gridò: "Auguri pappataci".
Al tramonto, una montagna enorme di granelli di zucchero svettava davanti alla casa del pappataci.
Spuntò la luna e la montagna splendeva e luccicava.
Sbirciando da ogni parte, il pappataci scivolò fuori dalla porta a tarda sera e portò dentro i granelli di zucchero uno alla volta. Li nascose nella credenza sotto il pavimento e nella sua piccola e buia soffitta.
Poi si mise a letto, si avvolse nelle coperte, si stropicciò al buio le antenne l'una con l'altra e sussurrò: "Grazie a tutti voi".
[da T. Tellegen, M. Post,  Lettere dal bosco, Donzelli 2007]
 
  

giovedì 8 febbraio 2018

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Cara Formica…
Che bella la storia che mi hai raccontato.
Talmente bella che sono andato subito a cercare il libro e mi ci sono immerso…letteralmente!
Le immagini mi hanno portato via, come se una corrente sotterranea le percorresse, spazzando definitivamente ogni certezza che credevo ancora di avere. La cosa che mi ha sorpreso più di tutte è che il bambino pensi che la pelle di foca appartenga a suo padre… Se ci pensi bene, forse la mamma non gli ha detto proprio tutta la verità su di se, ma non lo ha forse nutrito descrivendogli dettagliatamente ogni creatura del mare, non gli ha addirittura raccontato la leggenda delle donne foca, non lo ha in fondo portato con ogni parola nel suo mondo? Insomma, non gli ha già svelato il segreto?
Ma forse queste cose a un bambino non interessano: semplicemente non gli servono. A lui interessa che qualcuno si occupi di lui, aiutandolo a mettere insieme i suoi pezzi, poco gli importa che la pelle sia di mamma o papà.

Oh, a proposito! Questo mi fa rammentare un altro libro che non ho mai amato particolarmente…
Ora sono costretto a guardarlo in maniera un po’ diversa.
Il libro è Urlo di mamma1 e racconta di mamma pinguino, che emette un urlo angoloso e arancione. 


E sai che succede? Ecco, il suo urlo poderoso scompone il piccolo pinguino in mille pezzi! Non solo! L’urlo è talmente potente che ogni pezzo va a finire in un angolo del mondo.
Che sia una storia particolare, a ben guardare, lo si può capire fin dall’inizio, dalla copertina…Hai visto, formica? Mamma e bambino camminano verso una luce che allunga alle loro spalle un’UNICA OMBRA! E ormai ho capito che ombra e mamma preludono a discorsi interessanti.


E allora, già che ci siamo, sfoglia un po’ il libro e guarda quanto grande e indefinito è lo spazio dove è ambientata la vicenda.
Guarda che bella luce c’è: non è la luce smaccata a perpendicolo in cui il tempo si ferma, ma la luce soffusa di quel magico momento in cui il sole si muove all’orizzonte e in ogni minuto cambia qualcosa, e attraverso il cambiamento le cose appaiono sempre diverse.
E’ in questo tempo e luogo che si svolge la storia di ogni maternità, poco importa se condotta da un uomo o da una donna. E’ del cambiamento, che essa si prende cura, dello sviluppo, della crescita.
E per chi sa farlo bene anche un urlo apparentemente distruttivo può diventare occasione di costruzione.
Infatti sai che succede? E’ la voce del piccolo pinguino quella che parla, ed elenca, nominandole, tutte le parti perdute:

"La mia testa è volata fra le stelle.
Il mio corpo è finito in mare.
Le mie ali si sono perse nella giungla.
Il mio becco è atterrato sui monti.
Il mio culetto è sparito in città.
Mi rimanevano le zampe, che però continuavano a correre."

Ecco che il piccolo pinguino, scomposto com’è, per la prima volta si accorge di quante cose sa fare!

"Volevo cercarmi, ma gli occhi erano in cielo...
...volevo gridare, ma il becco era sui monti...
...volevo volare, ma le ali erano nel fitto della giungla."

La mamma, demiurgo sapiente, non interviene nella piccola grande scoperta di se stesso che fa il piccolo pinguino se non alla fine, quando i pezzi sono stati nominati tutti ed è ora di ricucirli assieme, prima che il senso di impotenza faccia capolino. Allora arrivano le scuse, e in quella voce sussurrata il piccolo pinguino è nuovamente intero.
Quanti suoni, amica mia, quante parole e quante storie…. Che potere ha la voce!
Come se usandola potesse far diventare più vere le cose!
Sai, quasi quasi penso che a ogni nuova parola vediamo le cose come non le abbiamo mai viste.
Anzi, addirittura penso che le vediamo come fosse la prima volta!

E su questo, sono sicuro avrai moltissimo da insegnarmi…

Scoiattolo

P.S. A proposito di suoni…sai che ho letto un libro in cui un bambino impara la giornata della sua mamma seguendo i mille rumori che le risuonano intorno?2


Ah, diletto compagno di ragionamenti!
Tocchi un tasto che fa un bel suono, il suono della voce che crea.
Non posso, non posso proprio non correre lì con il pensiero. È successo un bel po' di anni fa, quando mi è finito sotto gli occhi un libro unico nel suo genere. Lo conservo con cura estrema, per tanti motivi che forse in un giorno uggioso ti posso elencare. Ma oggi tira vento e voglio andar veloce al punto: lui, il libro, contiene ventuno parole, le prime che su carta possono diventare mappa di orientamento a chi per la prima volta ascolta il mondo. Acqua, bocca, cacca, dormi, ecco, figlio, giorno, io...
Ecco, figlio, giorno, io  



Ma ti rendi conto della forza delle parole, Scoia? Nel seguire un alfabeto creano anche altro senso. Accidenti, ma qui è la poesia che va al di là anche di una buona intenzione o è il poeta che crea quasi suo malgrado?

Poco importa, amico mio, poco importa.
Guarda con me cosa abbiamo davanti: 21 parole di una prima lingua, ventuno poesie minime perché neonate, che sono pensate per voce di mamma, ecco a te Mammalingua.3
E non saltare sulla panca quando ti rivelo che la voce di mamma è di un uomo. Non è la prima volta che ragioniamo su questo... Non è forse Otto un'ottima madre? E non lo è forse Tognolini il poeta?
Ecco ancora un elemento che rimescola tutto.
Come è difficile disegnare un profilo di mamma, farne un ritratto. Si muove sempre, sfugge, va in ombra e poi in luce, crea e poi smonta e ricrea con uguale potenza.
Ma su una cosa siam fermi io e te. L'esser madre - che lo si faccia coi gesti, che lo si faccia con le parole, che lo si faccia con dolcezza oppure con fermezza, che ci sia la vicinanza, ma anche in assenza, che ci sia il malumore o che ci sia l'allegria, che sia affare di femmine o di maschi - è la grande e misteriosa avventura di un incontro.

"Dopo onde schiumose ed enormi
Pesciolino arenato al mio fianco
Nel lenzuolo di un'isola bianca
Sei venuto dal mare e sei stanco
Son venuta dal mondo, son stanca
Riposiamoci dallo stupore
Ci saranno tantissimi giorni
Ora calma il tuo cuore
Dormi"


Dopo, nulla potrà essere mai più come prima.
E direi che sia giusto così.

Formica

1Jutta Bauer, Urlo di mamma, Salani 2008
2Mélanie Grisvard, Vincent Bouergeau, Maman, tu fais quoi?, Les fourmis rouges 2015
3Bruno Tognolini, Pia Valentinis, Mammalingua, Edizioni Tuttestorie 2002

mercoledì 7 febbraio 2018

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Carissima,
Eccomi qui che ti scrivo nuovamente.
Non posso lasciar passare nemmeno un minuto perché tutto questo parlare di radici, semi e legname mi ha fatto pensare a un libro che di vegetazione e di crescite prodigiose è pieno...
Si intitola La Stagione dei frutti magici1, e racconta la storia del Signor Orzodoro, che trova un bambino in mezzo al suo campo e lo porta a casa. Quel bambino però non è un bambino qualunque: è un Greenling e viene dalla natura. Forse è un parente del bambino radice e dei Wurzelkinder che crescono nel sottosuolo del bosco. Sia quel che sia, la Signora Orzodoro non prova il desiderio di crescerlo e curarlo. E’ molto decisa, su questo punto, molto diversa da Leslie o da Otto.


Invece il Signor Orzodoro è di un altro parere, e decide di tenere il bambino: porta in casa un mucchio di terra e sistema il piccolo, proprio nel bel mezzo del salotto. Da allora, è tutto un fiorire: zucche e peperoni occupano rigogliosi la cucina, piante di mele proliferano nel salotto, un tripudio di girasoli crescono intorno al telefono, perfino la stanza da letto è invasa dalla vegetazione.
E la signora Orzodoro? Beh, lei pensa a ciò che sta perdendo: i peperoni le impediscono di preparare la colazione come di consueto, i tronchi dei meli stanno proprio davanti allo schermo del televisore, nel garage, le radici delle piante hanno fagocitato le ruote della macchina e lei non potrà più andare a fare la spesa. Nemmeno il telefono funziona. Nulla è più come prima.
Formica, c’è tanta bellezza intorno a lei, eppure lei non la vede, non ne gioisce, non se ne nutre. Anzi ti dirò: è addirittura arrabbiata!


'Perché adesso? Perché qui? Perché a me?', si chiede fissando a occhi sbarrati la stanza da letto inondata dalla luna e invasa da mille rigogliosissime piante, e io penso, amica mia, che sia una domanda più che lecita.
Anche io sarei quantomeno infastidito se qualcuno invadesse la mia tana, cambiando in un colpo la mia abitudine di leggere la sera, o posando le sue cose sul tavolo dove sono solito sedermi per scriverti. Sarei addirittura inquietato poi, se su questa creatura non riuscissi ad avere il controllo, e se questa creatura avesse la potenzialità infinita di trasformarsi in qualsiasi cosa…
Però, Formica, in fondo se ci pensi, non è quello che succede a ogni mamma?
E se solitamente le mamme sono disposte a far spazio al loro piccolo bisogna anche ammettere che devono fare una bella fatica a cambiare abitudini! Di questa fatica è imbarazzante parlare, ma sta tutta dipinta sul volto della signora Orzodoro, nei suoi sguardi stupiti, nei suoi gesti poco accoglienti e nei suoi respiri mozzati…
Forse ogni mamma, in un luogo segreto del cuore, fa la conta di tutte le cose che le vengono sottratte dalla presenza del nuovo arrivato? E forse è proprio questo aspetto che si nasconde sotto la patinata allegria di certe descrizioni di mamme in technicolor?

Scoiattolo

P.S. Non ti preoccupare, Formica…alla fine la Signora Orzodoro si rivelerà un’autentica alleata del piccolo Greenling, quando ce ne sarà veramente il bisogno. 


  
Carissimo scoiattolo carissimo.
In verità non sono affatto preoccupata: qui dalle nostre parti la maternità è un fatto puramente tecnico, potrei definirlo un lavoro di squadra, laddove le regine producono figli per poi disinteressarsene, affidandole a noi operaie. Figurati se posso scandalizzarmi o, peggio, preoccuparmi nel vedere la Signora Orzodoro che, sotto sotto, si interroga sui costi/benefici della maternità.
La sua storia mi pare illuminante sotto parecchi punti di vista. In primo luogo perché mette un gran punto di domanda su una questione nodale tra gli umani: cosa si nasconde sotto la pelle di una madre?
Mi verrebbe da dire, sotto la pelle di una mamma, talvolta c'è la pelle di una foca.
Tu sei bestiolina del Nord, ma non così tanto a Nord, come il Mare del Nord, direi, e mi chiedo se tu conosca il mito delle Selkie, del popolo del mare...
Tre le isole Fær Øer o le Shetland, nel Nord dell'Atlantico tra Scozia, Islanda Norvegia, si racconta una struggente leggenda, quella della donna foca, Selkie. Si dice che nelle notti di plenilunio il popolo del mare, e in particolare le foche, vengano a danzare sulla terraferma, dopo essersi liberate della propria pelliccia. Si racconta anche che in una notte come questa, un pescatore vede queste fanciulle danzare e di una si innamora all'istante. Ne nasconde la pelle, per impedirle così di poter tornare con le altre nel mare. La fanciulla si dispera ma poi va con l'uomo e con lui mette su famiglia, ma quando, dopo tanto tempo, ritrova nascosta la sua pelle di foca, decide di indossarla e di riprendere il mare, lasciando dietro di sé marito e prole.
Se sei nato da quelle parti non puoi non fare i conti con questa storia. E se, per di più sei Nikolaus Heidelbach, attento narratore di infanzie, non puoi non raccontarla attraverso il punto di vista di un bambino, quel bambino, rimasto a riva.2
Il titolo è già una dichiarazione di intenti di quel bimbetto. Heidelbach ce lo racconta cresciuto con la passione per il mare (e come potrebbe essere diversamente?) e attento ascoltatore delle tante storie di meraviglia che la madre gli racconta, incluso il mito del popolo del mare, talmente attento da affermare con convinzione: io da grande sarò una foca!


Lei però sul suo segreto tace.
Non sta forse indossando la pelle di madre, ora? verrebbe da chiedersi.
Il destino però è baro, perché proprio dalla voce del figlio, la donna apprende del nascondiglio della sua pelle di foca. Lui la crede del padre e, ingenuamente, gliela riconsegna.
Intriso di colori, il libro è come sempre pieno di mistero, allusioni, ambiguità e meraviglia: è il miglior Heidelbach.
Ma, al di là delle figure, il senso si concentra in quelle poche righe di dialogo che inventa, nel gioco a indovinare tra i due, quello che precede l'ultima notte terrena di quella creatura doppia e che io, zelante come solo le formiche sanno essere, ti ricopio qui di sotto.


Bambino:
"Indovina, indovina che cos'è?
"Non è una volpe e non è un coniglio e... brilla!"
Mamma:
"È una cosa o una persona?"
Bambino:
"Tutte e due!"
Mamma:
"La trovo nell'acqua o sulla terra?"
Bambino:
"Sia lì che qua"
Mamma:
"Nuota o cammina?"
Bambino:
"A volte cammina e a volte nuota"
Mamma:
"Ho capito: sei tu!"
Bambino:
"Sbagliato!"
Mamma:
"Mi arrendo!"
Bambino:
"Ma è papà!"

Scoiattolo carissimo, so che ne saprai fare tesoro di quello che ti ho appena scritto...

Formica

[contina]


1Levi Pinfold, La stagione dei frutti magici, terre di Mezzo 2016
2Nikolaus Heidelbach, Wenn ich gross bin, werde ich Seehund, Beltz und Gelberg 2011